La riforma non avrebbe dovuto limitarsi a dare indicazioni
di massima, ma strumenti tecnici
precisi, funzionali ad un orientamento già sviluppatosi.
L'orientamento di alcuni magistrati e addirittura di interi
tribunali era già fortemente influenzato dall'aria
che si respira da anni. Quell'aria che le Associazioni di
categoria hanno avuto il merito di
rinnovare, quell'esigenza di aggiornamento e cambiamento culturale
alla quale molte persone hanno dedicato anni della propria
vita.
Se per dodici anni abbiamo sostenuto "se di riforma si
deve parlare, che sia una riforma reale, le Associazioni non
accetteranno compromessi, non accetteranno una riformicchia",
trovo difficile oggi sostenere quella che ha tutte le caratteristiche
di ciò che abbiamo sempre contestato.
Spero che la coerenza e l’onestà intellettuale
siano ancora valori degni di considerazione.
Spero anche che si riesca nella prossima legislatura a promuovere
le sostanziali integrazioni delle quali il testo approvato
necessita, per poter essere finalmente definito "una
buona legge".
Oggi è ancora ben lontano dall’esserlo. |